Come fare Uprighting di un Settimo con una leva, un tubo e una Miniscrew

L’Uprighting del Settimo rappresenta una evenienza biomeccanica frequente che può associarsi alla assenza del Sesto o alla disodontiasi (difficoltà eruttiva) del secondo molare. Presentiamo in questo post un  sistema molto semplice che si avvale di pochi ausili: una miniscrew, un filo 0017/0025 TMA e un tubo bondato.

Il sito prescelto per l’introduzione della miniscrew è lo spazio interradicolare tra primo e secondo premolare. La miniscrew (in questo caso, Ortho Implant TM – 3M Oral Care) è inclinata a 45° rispetto alla superficie crestale, è lunga 8mm, ha un diametro di 1,8mm e ha uno slot orientato perpendicolarmente al piano occlusale per consentire l’introduzione della tratto verticale della leva che verrà adesso descritta.

Viene modellata una leva in TMA rettangolare 0017/0025 consistente in una doppia ansa rettangolare. Applicato il tubo, l’estremità verticale mesiale viene inserita nello slot della miniscrew, mentre l’estremità distale orizzontale va invece ad agire sul settimo. La leva così modellata può essere riattivata al controllo successivo riducendo l’angolo distale e realizzando v-bend sul tratto orizzontale come nella figura.

Qualora si aprisse un diastema tra sesto e settimo dovuto al movimento distale della corona abbinato a quello mediale della radice, è possibile modellare una nuova leva in TMA 0017/0025 con il tratto orizzontale più corto della distanza miniscrew/tubo che verrà attivata realizzando un bend back.

Riacquistato il punto di contatto, lo si può assicurare con una legatura in filo metallico 0010 e contemporaneamente continuare a raddrizzare con una leva sempre costituita da una doppia ansa rettangolare modellata su TMA 0017/0025.

Questo sistema presenta alcuni vantaggi: a. ridotto ingombro ed estetica del dispositivo; b. introduzione semplice della miniscrew in un sito più facilmente raggiungibile; c. costi contenuti. Quali svantaggi ha – forse – la necessità di modellazione non semplice per gli ortodontisti delle nuove generazioni ormai difficilmente chiamati ad effettuare pieghe; e la relativa difficoltà a far accettare al paziente l’introduzione di una miniscrew.

Gianluigi Fiorillo

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Ancoraggio scheletrico

 

 

I membri MBTeam al Congresso dell’AIDOR con lo sconto

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L’Accademia Italiana di Ortodonzia (AIDOR) organizza il proprio Congresso Nazionale nei giorni del 12 e 13 Maggio a Firenze. Grazie all’intercessione del Presidente Arturo Fortini, ai membri dell’MBTeam è riservata una riduzione sul costo di iscrizione.

Come fare per beneficiarne?

1. Registrarsi sul blog mbteam.co

2. Partecipare agli incontri MBTeam che si tengono nella città di Roma

3. Richiedere il modulo per l’iscrizione agevolata a formazionembt@gmail.com specificando se si è iscritti al blog, si frequentano le riunioni o entrambi.

Iscriversi al blog è semplice, si può fare anche dal cellulare cliccando sul menù in basso a destra.

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In occasione dei prossimi incontri MBTeam (il prossimo sarà il 27 Gennaio) verranno comunque distribuiti i moduli da compilare.

Gianluigi Fiorillo

Perché MBT é la madre di tutte le tecniche. Parte 2

Definiamo la prescrizione come l’insieme delle informazioni relative alla posizione dei denti nei tre piani dello spazio fornita dai bracket. Consta di valori angolari che specificano per ogni dente tip e torque e per alcuni di essi il Distal offset; inoltre nella prescrizione risiede l’informazione per la collocazione bucco-linguale denominata in-out che sostanzialmente diamo per scontata. La prescrizione da sola non fa la tecnica ma la caratterizza in modo importante.

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Trattamento con estrazioni condotto in tecnica e prescrizione MBT

La prescrizione MBT nasce a detta degli autori come un miglioramento rispetto alle prescrizioni dello Straight Wire originale (Andrews) e di quello più diffuso a quel tempo (Roth). Senza entrare nello specifico noioso dei singoli valori, vorrei in questo post confrontare questa prescrizione con quella relativa ad alcune delle tecniche più in uso attualmente: RPM, Damon, STEP, SWM, Face, CCO, Orthos. I dati sono stati desunti dai rispettivi cataloghi aziendali tutti scaricabili in .pdf dai rispettivi siti.

Succede molto spesso per per ogni elemento dentario sono disponibili diverse prescrizioni (anche per MBT, relativamente a incisivo centrale superiore, canini e secondo premolare superiore) e pertanto a tutti questi valori si é dovuto far riferimento. Nella raccolta dei dati e nel confrontare questi con quelli a me più familiari, diverse considerazioni mi sono venute in mente ma, per non pagare il prezzo della soggettività, ho immaginato di stabilire dei criteri di valutazione oggettivi. Cioè di assegnare un punteggio a ciascuna delle prescrizioni oggetto del confronto secondo i seguenti criteri:

  • nessuna differenza: 5 punti
  • differenza 1: 4 punti
  • differenza 2: 3 punti
  • differenza 3: 2 punti
  • differenza 4: 1 punto
  • differenza  maggiore o uguale a  5: 0 punti.

Il punteggio é stato attribuito a ciascun valore di tip, torque e Distal offset molare; nei casi di più valori utilizzabili, ci si é riferiti a quello con minor differenza. Ciò mi ha consentito, sempre nei limiti dell’opinabilità del criterio utilizzato, di stabilire una graduatoria di affinità tra la prescrizione MBT e ciascuna di quelle analizzate. I punteggi più alti corrisponderanno ad una maggiore affinità, quelli più bassi saranno indicativi di diversità.

Per avere un ulteriore parametro di confronto, la prescrizione MBT é stata confrontata con lo stesso criterio a SWA e Roth, dalle cui specifiche gli autori sostenevano di distinguersi.


Nelle tabelle  sottostanti riporto i valori delle prescrizioni oggetto di analisi. In successione tip, torque e – per i molari – Distal offset, separati da punto è virgola (;). In caso di più valori per ciascuna categoria, questi sono separati da virgole (,).

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imageLa valutazione è stata pertanto effettuata secondo questi criteri. Gli score ottenuti sono mostrati nella tabella sottostante e le prescrizioni ordinate per punteggio decrescente. Inoltre é stato calcolato lo score che esprime la differenza tra MBT e rispettivamente Roth e SWA, prescrizioni facilmente reperibili online.

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Considerazioni

Come é naturale che sia, solo piccole differenze esistono tra la prescrizione MBT originale e quella proposta da uno dei suoi stessi autori (Richard Mc Laughlin) dopo la fine del suo sodalizio aziendale con 3M e in coincidenza della collaborazione con Opal Orthodontics (adesso Forestadent). Allo stesso modo sono minime le differenze con SWM (Bracket distribuiti da Sweden & Martina), con STEP (Leone), CCO (Dentsply) e Orthos (Ormco). Diverso é invece é il discorso relativo al confronto con i bracket a prescrizione Face (Ormco), con i quali la differenza misurata é comparabile a quella che misuriamo con Roth, prescrizione dalla quale MBT si distingue in modo netto e alla quale per molti versi si ispira la prima. 92 é il punteggio che esprime la diversità MBT /Damon, di sicuro molto meno marcato rispetto all’importanza della transizione SWA/MBT che indica uno score pari a 65.

Va detto inoltre che sul punteggio pesa molto la tripla prescrizione di primi e secondi molari, e che spesso primi e secondi molari inferiori nelle tecniche successive a MBT sono uguali (per sostanziale comodità di stoccaggio) determinando una rilevante non coincidenza tra valori. Ultima nota, molto spesso le differenze in gradi di angolazione o inclinazione pur rappresentando un fattore di diversità non sono sostanziali a determinare effetti clinicamente manifesti.

Invece, per quanto riguarda il punteggio riferito al confronto tra MBT e le tecniche antecedenti, lo Score relativo a Roth è 108, mentre relativamente allo SWA (traditional pre-adjusted appliance) il valore é risultato aspettatamente pari a 65.

Conclusioni

Non é sbagliato affermare che, dalla sua comparsa in poi, MBT ha tracciato un solco nel quale si sono inserite tutte le prescrizioni/tecniche suggerite negli anni seguenti dal mercato. Le maggiori differenze riscontrate con la prescrizione Damon (peraltro prescrizione variabile, e qui si potrebbe dire del principio della versaltilità MBT) risiedono soprattuto nella riduzione complessiva dei valori di Torque legata all’utilizzo di archi di ampiezza maggiore. Ma ad eccezione di Damon, che meriterà un discorso a parte, nulla appare sostanzialmente diverso da MBT.

Gianluigi Fiorillo


Risorse web

Fai clic per accedere a ENG_762-6270_OrmcoProducts_MiniCatalogue.pdf

Fai clic per accedere a d-orto-swm%20rev.10-15%20LR.pdf

http://www.leone.it/GCDigital/view/index.php?vl=cat_orto&img=59

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Corsi

Perché MBT é la madre di tutte le tecniche: Parte 1

Prossimo incontro MBTeam: Venerdi 27 gennaio 2017 ore 19.00.
Roma, Sede 3M Palazzo Odescalchi piazza SS. Apostoli 81.

 

Perché MBT é la madre di tutte le tecniche. Parte 1

La tecnica MBT nasce dal confronto delle esperienze di tre ortodontisti (Richard Mc Laughlin, John Bennett e Hugo Trevisi) che facevano cose simili. La tecnica, o meglio, la filosofia MBT si caratterizza in origine per la prescrizione dei bracket, per una successione di archi, per il lace back, per il bend back e per il sistema di chiusura degli spazi estrattivi. Nel tempo si é evoluta e gli ortodontisti che a questa tecnica di ispirano hanno saputo modificarne i contenuti rimanendo tuttavia aderenti ai principi. Vediamo come, analizzando singolarmente alcuni punti e chiarendo come questi sviluppi hanno portato alla nascita di vere e proprie “presunte” nuove tecniche.

Prescrizione dei Bracket

La formula MBT nasce per superare alcuni dei limiti dello SWA originale e delle prescrizioni figlie come Roth. Riduce il Tq degli incisivi inferiori, aumenta quello dei superiori; riduce il Tq progressivo negativo inferiore; riduce quello dei molari superiori. Consente la modifica di quello dei canini e degli incisivi laterali. Riduce il tip dei canini superiori e ottimizza la derotazione dei molari spesso necessaria.

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Il nostro confronto inizia con la CCO (Complete Clinical Orthodontics) riferibile a GAC-Dentsply e a al suo autore Antonino Secchi, della Pennsylvania University. Una delle tecniche-sistema più di tendenza attualmente, che vanta diversi opinion leaders di fama in tutto il mondo è che sta guadagnando spazi divulgativi importanti.

Vediamo cosa si legge a proposito della prescrizione CCO .image

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Immagine storica MBT

Si fa riferimento all’aumento di Tq dell’incisivo superiore e alla diminuzione (-6•) dell’inferiore: una novità? Non mi sembra. I valori di Tq e Tp per gli incisivi inferiori sono identici. Il valore di Tq per l’incisivo laterale superiore uguale e leggermente inferiore per il centrale (12*). Si legge che l’utilizzo di bracket self ligating attivi può consentire una completa acquisizione dell’informazione quando l’arco é un 019/015 SS, ma se si pensa che il play wire può essere superato lo stesso con un valore maggiore (17* o addirittura 22*), viene meno l’opportunità della scelta. Stessa cosa si può dire circa l’opportunità di una seconda prescrizione per il bracket dell’incisivo laterale a -3* Tq: la rotazione di 180* nei casi di collocazione linguale della radice é sufficiente al “richiamo” e alla riduzione dello stoccaggio.

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CCO riduce il tip del canino superiore per allontanare la radice da quelle del primo premolare: anche questo è un deja vu, chi conosce MBT si ricorda di una opt sul testo che mostrava un termine trattamento secondo Roth in cui le radici di canino e premolare sembravano eccessivamente vicine. E si ricorda anche che la riduzione del tip complessivo di canini e premolari superiori serve a condurre questi denti in una relazione di classe 1, ovvero a distalizzare le corone (ciò perché la condizione più frequente é la classe 2). Non a caso il tip MBT del canino era di 8•, anche in questo caso valore inferiore a Roth (13*).

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Immagine tratta da brochure CCO (vedi link a termine articolo)

Il canino inferiore: la cifra assegnata al Tq é meno negativa che in altre, perché ciò consente una miglior relazione con il canino superiore. Ma -8* non é significativamente diverso dal -6*MBT.

Premolari superiori. Tp 0* e Tq -8*. In MBT, rispettivamente 0* e -7*: cosa c’è di diverso? Nulla, anche le motivazioni indicate appaiono ottenute con un copy and paste.

Premolari inferiori. Il quarto ha lo stesso tip di tecnica MBT. Il quinto ha un leggero tip negativo, che secondo gli autori CCO dovrebbe frenare la caduta nello spazio estrattivo quando il trattamento sacrifica i quarti. Clinicamente possiamo dire che non c’è differenza tra 2* e -1*, e che questa cosa é peraltro indicata dallo stesso autore nel commento corrispondente: “This small difference is not be seen in non extraction cases”…

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Immagine storica MBT
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Immagine tratta da brochure CCO (vedi link a termine articolo)

La riduzione del Tq negativo per evitare il rolling linguale dei molari inferiori e la diminuizione del Tq del molare superiore per adeguare la curva di Wilson vengono mostrati da CCO come peculiarità della nuova prescrizione. Sappiamo bene tuttavia che queste note  (si veda la prima delle due figure soprastanti) erano già state fatte dagli autori della tecnica MBT. Quindi, anche in questo caso, nessuna novità.

Nelle immagini sottostanti possiamo notare il numero elevato di coincidenze nei valori numerici di tip e torque delle due prescrizioni che ci fanno ragionevolmente pensare che le differenze sono sostanzialmente minime, se non assenti.

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Arcata superiore

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Sequenza archi

La Sequenza degli archi MBT fu inizialmente proposta come molto semplicemente costituita da tre fili: 0,016 NiTi termoattivo, 0,019/0,0125 NiTi termoattivo e 0,019/0,015 SS Posted. Gli utilizzatori di questa tecnica la modificarono da subito e gli stessi autori derogavano da quella che sembrava una semplificazione forzosa non sempre in grado di risultare efficace. Punto critico era il passaggio dal primo al secondo arco, un primo arco piuttosto morbido ed un secondo già particolarmente rigido rendevano necessario il ricorso a fili supplementari quali l’acciaio 016, 018, 0,20 o i superelastici 16/22 o 17/25. Hugo Trevisi, per esempio, utilizzava molto l’acciaio australiano 018 e 020 prima di passare al Posted, scelta che clinicamente gli consentiva efficacia nelle derotazioni e nel livellamento senza forzature nel torquing dei settori anteriori potenzialmente in grado,di far perdere ancoraggio.

Per esempio, chi scrive ha sempre utilizzato nella sua pratica clinica e proposto una successione di archi a cinque: 014 niti, 016 niti, 017/025 niti TA, 019/0126 niti e, per deep bite casi estrattivi, 019/025 posted. Una delle tante sequenze razionali possibili. Tant’è che nella sostanza dei fatti la successione é sostanzialmente diventata un algoritmo legato all’andamento terapeutico e alle necessità individuali della singola malocclusione.

Qui di seguito mostro le immagini relative ad una tabella di successione archi MBT tratta da una recente brochure aziendale (3M) e di una equivalente immagine relativa alla sequenza CCO tratta da fonte simile (Dentsply in questo caso).

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Algoritmo di successione archi MBT

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Algoritmo di sequenza archi CCO

Volendo tracciare linee di successione archi razionali e possibili, le stesse sequenze possiamo trovarle nella prima tabella così come nelle seconde. Esistono delle peculiarità nella prima e nella seconda, ma come si fa a rigor di logica a dire che una scelta é migliore delle infinite possibili altre se si riesce a limitare il numero delle sostituzioni e ad applicare sempre il filo razionalmente più idoneo?

Considerazioni

Il confronto tra alcune specifiche (prescrizione e sequenza archi) di una tecnica molto diffusa, la MBT (40% di users sul totale degli ortodontisti worldwide; fonte: 2014 JCO trends) e di un’altra in corso di diffusione, la CCO ha mostrato – almeno in parte – come le paventate differenze e migliorie siano solo parzialmente vere e che molte delle cose dichiarate innovative siano già state dette.

La nostra ricerca proseguirà nei prossimi post analizzando le peculiarità relative a prescrizione dei bracket e Arc Sequencing di altre tecniche.

Gianluigi Fiorillo

Fonti web

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Come mi approccio al problema Classi 2 (di A. Di Cosimo)

Le malocclusioni di Classe 2 rappresentano ampia parte del lavoro quotidiano di un ortognatodontista. L’impegno maggiore del clinico è richiesto dalla scelta tra dover distalizzare i molari superiori oppure favorire un avanzamento ovvero un riposizionamento anteriore della mandibola. A ciò si aggiunge anche la varabilità delle seconde classi nelle divisioni I e II e delle Subdivisioni (es: I classe dx, II classe sx o viceversa). Senza dimenticare, inoltre, le differenze di trattamento tra un soggetto in età evolutiva ed un soggetto in età adulta e – in quest’ultimo caso – le differenti strade della chirurgia o dei trattamenti ortodontici di compenso con estrazione dei quarti superiori o “altro” (Fig 1).

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Tanto premesso, è doveroso fare il punto della situazione sui tipi di trattamento da eseguire nelle diverse forme di malocclusione di di tipo II.

“Oggi in età evolutiva la tendenza è portare in avanti la mandibola nell’accettazione di un profilo più protruso venendo così anche incontro alle correnti di pensiero gnatologiche, logopediche, osteopatiche. E’ ovvio che tendenza non vuol dire regola, per cui il tutto viene rimandato ad una corretta diagnosi clinica e funzionale (ortopanoramica, cefalometria, studio dei modelli in gesso, analisi del volto)”.

Ma andiamo per ordine, con la distinzione dei pattern di terapia ortognatodontica per i vari tipi di malocclusione di seconda classe:


Classi 2/I: avanzamento mandibolare
Quando sussiste una problematica scheletrica su base mandibolare e/o da protrusione del punto A, si rende necessaria una terapia funzionale (Frankel 2) o ortopedica (Twin Block, Saltamorso di Sanders) a seconda delle scuole di pensiero, tenendo conto del corretto timing terapeutico del paziente (fig.2). Questi apparecchi hanno la massima efficacia in prossimità del picco di crescita adolescenziale – corrispondente sulla radiografia latero-laterale del cranio nello studio delle vertebre cervicali allo stadio CS3 – per cui inserirli troppo precocemente non comporterebbe il risultato ben sperato.

di-cosimo-002Non sempre però i genitori portano i propri figli nei “periodi giusti” dall’ortodontista. Spesso il picco è stato superato e non siamo più in uno stadio CS3 o CS4 vertebrale.
Cosa si fa in questi casi?
Vale comunque la pena eseguire il medesimo piano di trattamento per un semplice motivo: “funziona lo stesso, ma in maniera diversa”; sfruttando fra i 14 e i 17 anni (o anche più) solo una crescita residua e non più il picco di crescita adolescenziale, la seconda classe troverà la sua risoluzione in una maggiore risposta dento-alveolare con una minore partecipazione scheletrica (fig.3).di-cosimo-003


Classe 2/I: distalizzazione molare
Quando invece ci si trova di fronte ad una seconda classe prima divisione con problematiche dento alveolari in arcata dentaria superiore si può procedere tranquillamente ad una distalizzazione molare (TEO, Distal Jet, Pendulum di Hilgers) (fig.4). E’ il caso di un affollamento dentale del settore anteriore con incisivi laterali palatinizzati, o premolari/canini ectopici, o addirittura canini inclusi. In tutti i casi descritti è presente una seconda classe molare (fino a 5mm). Il recupero di spazio sul piano sagittale mediante distalizzazione permetterà il corretto alloggiamento degli elementi dentari oltre al raggiungimento di una corretta relazione molare e canina.di-cosimo-004


Classi 2/II                                                                                                                                                          La risoluzone delle seconde classi seconda divisione è altrettanto dibattuta(fig.5).
Un articolo di Nanda, facilmente reperibile on line, descrive l’estrazione dei quarti superiori e le relative meccaniche di chiusura. Lo stesso può essere ottenuto anche in tecnica MBT senza necessariamente estrarre o comunque in base alla evidenza del caso clinico che abbiamo di fronte, ricorrendo nei casi non estrattivi all’uso di elastici (3/16 medium da 4,5 oz) su fili rigidi (19 x 25 SS Posted).
La scuola di Giannelly trasforma la seconda classe seconda divisione in prima divisione e poi prosegue con il classico protocollo di distalizzazione, apertura degli spazi latero-posteriori ed arretramento del settore anteriore: “una volta risolto il torque degli incisivi superiori, le meccaniche sono le medesime e si ha l’impressione di trattare allo stesso modo due malocclusioni diverse”.

In realtà la 2/II ha una particolarità che la 2/I non possiede: l’ipermandibolia. Per cui l’attenzione in fase diagnostica è scrupolosa. Ben vengano dunque tutti gli ausili ortodontici che in fase precoce possono aiutarci a liberare la mandibola dalla sua posizione incarcerata: placche funzionali di Cervera e meccaniche 4 per 2 per intrusione e torque radicolo-palatale del settore anteriore in fase precoce (attenzione al rapporto di contiguità tra i laterali erotti ed i canini in formazione) o anche in tecnica MBT (lace-back sui canini ed attacchi più bassi sugli incisivi di un mm rispetto a come da prescrizione) (fig.6), ma non dispositivi che possano invece favorire una crescita condilare su una mandibola di per sè già grande.

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Classi 2 suddivisise (o Subdivisione)
Le seconde classi suddivise sono spesso la risultante di una rotazione interna della mandibola. La rotazione mandibolare comporta la deviazione della linea mediana degli incisivi inferiori verso il lato dove avremo la seconda, mentre dall’altro lato ci sarà una prima classe. Altre volte la mandibola non è ruotata e il problema è la mesializzazione di uno dei due molari superiori con linea interincisiva deviata verso il lato dove non sarà presente seconda classe. E’ ovvio che le linee mediane possono essere deviate anche per un discorso di affollamento dentale, il tutto deve quindi essere sempre considerato nella sua globalità diagnostica.
Va da se che i trattamenti saranno diversi: nel caso di II suddivisa a componente mandibolare si può procedere con un apparecchio ortopedico costruito con linee mediane centrate (o anche spostate in ipercorrezione di 1 mm e attenzione al picco di crescita), oppure con una meccanica MBT con fili 19 per 25 NiTi superiori e inferiori ed elastici 3/16 da 4,5 oz di seconda da un lato e di terza dall’altro (eventualmente anche un elastico obliquo anteriore) (fig.6); 0 ancora con un Forsus su fili rigidi 19×25 ma solo dal lato della seconda. di-cosimo-006
Nel caso invece di una seconda suddivisa a componente dentale superiore applicheremo un Distal jet o un Pendulum asimmetrico o monolaterale(fig.7). Ovvero quando l’asimmetria riguarda soltanto l’arcata superiore, si provvederà a distanziare il quadrante in posizione mesiale.di-cosimo-007Alessandro Di Cosimo

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Miniscrews: meglio anestetico topico o per infiltrazione? (di G.Fiorillo e A.Eliseo)

L’inserimento di una Miniscrew per ancoraggio ortodontico richiede una modica anestesia dei tessuti molli attraversati. Da molti autori viene il suggerimento di limitarsi all’utilizzo di un anestetico topico in gel (varie composizioni) per ridurre il fastidio per il paziente ma anche per mantenere svegli i nocicettori parodontali in caso di contatto radicolare.

Gli autori, soprattutto in relazione ai siti interradicolari buccali, hanno utilizzato anestesia plessica come per conservativa (mezza tubo fiala di articaina con epinefrina 1:200000), poi gel topico, poi ancora anestesia plessica in dose ridotta (una tacca di tubofiala) e di nuovo anestesia per infiltrazione abbondante. È questa è la loro scelta definitiva.

Ne spieghiamo i motivi: la sensibilità che ciascuno di noi acquisisce a seguito dell’inserimento di un numero importante di miniscrews consente di avvertire chiaramente il contatto radicolare; non serve il riflesso di allontanamento conseguente al dolore o l’urlo del paziente. Tanto più che il dolore compare anche in caso di vicinanza e di non contatto, perché l’elasticità della trabecolatura ossea trasmette la pressione alla superficie radicolare e il dolore viene avvertito ugualmente fornendo un falso positivo. Per evitare il contatto radicolare è sufficiente scegliere un sito adeguato, inclinare a 45• la Miniscrew (obliquo generico) in direzione degli apici ove la distanza interradicolare è più ampia, fermare l’avvitamento a metà corsa per controllare la direzione sull’aspetto frontale e su quello occlusale. Altro suggerimento utile quando il sito è interradicolare buccale e posteriore, è quello di insistere con il driver sull’angolo della bocca (o commessura labiale), riducendo il rischio di prendere la radice distale.

Si tenga inoltre presente che il contatto con la radice di una Miniscrew non ne provoca la perforazione (non riuscirebbe a farlo, perché non si usa più preparare il sito con frese) ma solo un notching superficiale. Che per perforare una radice servirebbe il doppio della forza che l’inserimento manuale può produrre. E che la riparazione per attività cementoblastica inizia praticamente subito, portando a completa restitutio ad integrim in circa 2-4 settimane.

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Quindi se la mano è allenata, se si è accorti nella scelta del sito e della miniscrew, se si osserva bene la direzione di inserzione durante l’avvitamento (uso dello specchio occlusale per foto), perché rischiare quasi certamente di far provare dolore al paziente?

Meglio fare anestesia tradizionale e ottenere il blocco anche a livello radicolare.

A conferma di ciò, ci viene in aiuto un recentissimo paper di AJO-DO dal titolo “Comparison of pain perception during miniscrew placement in orthodontic patients with a visual analog scale survey between compound topical and needle-injected anesthetics: A crossover, prospective, randomized clinical trial.”, il cui Abstract mostro qui di seguito (1):


INTRODUCTION: The use of a compound topical anesthetic (CTA) instead of an injection of a local anesthetic for placing miniscrew implants offers advantages to both the clinician and the patient. The purpose of this crossover, prospective, randomized clinical trial was to compare the clinical effectiveness of a CTA with that of a needle injection of local anesthetic for miniscrew placement.
METHODS: Twenty-four orthodontic patients in a university clinic were recruited; they required bilateral buccal miniscrews for orthodontic anchorage. Eligibility criteria included healthy patients with no special needs; over 8 years of age and 25 pounds; not taking sulfonamides, monoamine oxidase inhibitors, tricyclic antidepressants, or phenothiazines; and not allergic to ester-type local anesthetics or any of the other materials used in the study. A computer generated a randomization list. The allocation was randomized by anesthetic protocol and side of the mouth, and was restricted to achieve balance by treatment and side of the mouth. No allocation concealment was applied. Associated with each randomized number was the subjects’ assignment into 1 of 4 groups divided by the side of first miniscrew placement and the type of anesthetic. Blinding was done only for data analysis because of clinical limitations. Each patient received a CTA on one side and an injection of anesthetic on the other before miniscrew placement in a crossover study design. The outcome was assessed by measuring pain levels with a 100-mm visual analog scale at 5 time points. Anesthetic failures occurred when the miniscrew could not be fully comfortably placed with a given anesthetic. Data were organized by visual analog scale time points, and descriptive statistics were calculated. A factorial repeated-measures analysis of variance was used to determine any differences.
RESULTS: Twenty-seven patients were assessed for eligibility, and 24 agreed to participate in the study. Patients did not distinguish any differences in pain between the application of the CTA and the injection before or during anesthetic placement, but they experienced more pain with the CTA during miniscrew placement. The mean difference for the entire procedure between the 2 anesthesia types was 24.6 units, and the 95% confidence interval was 18.8 to 30.4, a statistically significant finding (P = 0.0002). The CTA was still viewed as more painful 1 month after the procedures. Significantly more anesthetic failures occurred with the CTA (41.6%) than with the injection (0%). No serious harm was observed in any patient; when significant pain was observed with the CTA, a needle injection of local anesthetic was administered.
CONCLUSIONS: CTAs provided less predictable, often inadequate, and less comfortable anesthesia than an injection of a local anesthetic for managing patient discomfort during miniscrew placement in buccal sites.


Gianluigi Fiorillo, Andrea Eliseo

1. Am J Orthod Dentofacial Orthop, 2016 vol. 149(1) pp. 15-23
Comparison of pain perception during miniscrew placement in orthodontic patients with a visual analog scale survey between compound topical and needle-injected anesthetics: A crossover, prospective, randomized clinical trial
Lamberton, JA; Oesterle, LJ; Shellhart, WC; Newman, SM; Harrell, RE; Tilliss, T; Singh, N; Carey, CM.

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La chat Whatsapp del gruppo: suggerimenti per un uso corretto

Netiquette è il termine utilizzato per indicare le giuste di modalità di comportamento nella comunicazione social. Una chat whatsapp con molti iscritti deve rispettare la moltitudine e preferire conversazioni condivisibili dai più.

Il nostro é un caso particolare: quasi 200 Ortodontisti dentro un gruppo whatsapp! L’obiettivo é confrontarsi sui casi clinici, condividere opinioni, suggerire metodiche, chiedere consigli. Ma anche comunicare la pubblicazione di un post su questo blog o fornire link, immagini e pdf utili.

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Non é facile tuttavia la coabitazione di un un numero così importante di colleghi, con caratteri, propensione al colloquio e alla lettura, familiarità con lo strumento, formazione, educazione ed età così diversi.

È per questo che servono delle regole che elenco qui di seguito e che invito tutti a osservare.

1. Eliminare le notifiche: il numero grande di partecipanti e la quantità elevata di messaggi potrebbe infastidire.

2. Evitare messaggi brevi, spezzettati, incompleti.

3. Partecipare alle discussioni argomentando bene ed evitando frasi inutili

4. Evitare messaggi con soli emoji; usare gli emodi solo al termine di una frase

5. Attendere il termine di una discussione prima di iniziarne un’altra: ciò per evitare sovrapposizioni dialettiche e rendere più facile la partecipazione

6. Evitare di rimanere assenti a lungo. Meglio uscire dal gruppo seguendo la regola successiva.

7. Spiegare i motivi della uscita dal gruppo prima di farlo: in pubblico nella chat, salutando i colleghi o in privato con il coordinatore.

8. Evitare i contenuti non inerenti: catene di Sant’Antonio, video, foto, barzellette; attenersi all’argomento che unisce il gruppo: l’ortodonzia.

9. Evitare gli auguri per le ricorrenze e i compleanni.

10. Pubblicare i casi clinici in modo formale: foto viso in fronte, sorriso e profilo; foto intaorali mediana, laterali e occlusali; opt e telecranio laterale.

Gianluigi Fiorillo

 

 

Quali farmaci scegliere per il controllo del dolore in Orto?

Sappiamo bene che il dolore generato dalla applicazione o dalla attivazione di un dispositivo ortodontico è un evento costante; sappiamo altresì che diversi FANS sono efficaci ma che gli stessi possono bloccare il movimento ortodontico (OTM). Ciò perché gli eventi biochimici (cellule e mediatori) implicati sono presenti anche nei fenomeni infiammatori.


In una recente revisione sistematica con Metanalisi (1) di J.Fang et al si fa luce sulla questione. I principi attivi analizzati sono:

a. Paracetamolo o Acetaminofene

b. Celecoxib (in Italia noto con il nome commerciale di Celebrex)

c. Aspirina o Ac.Acetilsalicilico

I risultati sono i seguenti:

L’Acetaminofene o Paracetamolo non inibisce gli OTM eccetto che con un’assunzione a lungo termine (>1 month) a bassi dosaggi (∼100 mg/kg per day).

Il Celecoxib non inibisce gli OTM eccetto che con un utilizzo prolungato a medio termine (2-3 weeks).

L’Aspirina è invece in grado di bloccare l’OTM da subito e a normale dosaggio.

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Concludendo possiamo affermare che il farmaco più indicato è il Paracetamolo (Tachipirina, Nurofen…) secondo la posologia più indicata in ragione del peso del paziente e dell’intensità del dolore, limitando l’assunzione ai giorni effettivi di dolore (mai superiori a 5, di solito) e consentendone l’utilizzo anche dopo le visite di routine di sostituzione archi o riattivazione. Allo stesso modo possiamo affermare che anche il Celebrex è prescrivibile per assunzioni limitate ai giorni di dolore e che per contro è controindicata sempre l’assunzione della aspirina.

Gianluigi Fiorillo

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Corso MBT 2017 (Ed XIII)

Corso di Tecnica Straight Wire a ispirazione MBT 2017

 
Scarica dal link soprastante la brochure del Nuovo Corso di Tecnica Straight Wire a ispirazione MBT che partirà nel mese di Febbraio 2017.
Il Corso, giunto alla sua XIII Edizione, riprende dopo l’anno di pausa dovuto al suo “trasferimento” presso le Università di Napoli Seconda (Master di II livello) e di Catania (Corso di Perfezionamento). La sede è quella dello Studio di Ortodonzia del Dr Fiorillo sito nel quartiere EUR della Capitale, facile da raggiungere dal GRA e prossimo alle stazioni metropolitane di EUR Magliana e EUR Palasport. Il format, consolidato, prevede sei incontri di due giorni ciascuno, in cui alle sessioni teoriche seguono sessioni cliniche con pazienti, sui quali i corsisti lavoreranno in prima persona. Le esercitazioni verteranno dal Bonding indiretto a quello diretto, dalle routine dei controlli alle applicazioni delle miniscrews e il programma si arricchisce della presenza di un noto Chirurgo Maxillo Facciale (il Prof. Sandro Pelo) con il quale si approfondiranno i temi legati alla chirurgia Ortognatica e di quella di Andrea Eliseo uno tra i maggiori esperti di Ancoraggio Scheletrico. Alcuni argomenti saranno inoltre affidati all’approfondimento di Mery Milo, mentre tutor nelle sessioni pratiche sarà Giovanni Lopez. Ogni giornata prevede pause per il Coffee Break al mattino e per il Lunch a metà giornata.
Per info sugli ultimi posti a disposizione scrivere a:
drfiorillo.eur@gmail.com o formazionembt.com@gmail.com,
oppure telefonare a 0689275761 chiedendo della Sig.ra Loredana Cacciatore

Lo Spazzolino elettrico velocizza il movimento ortodontico?

Grande enfasi é stata data negli ultimi tempi alle metodiche di velocizzazione del movimento ortodontico. Tra i suggerimenti non chirurgici e non farmacologici, spicca l’applicazione della vibrazione. Tutti noi abbiamo avuto modo di ascoltare o leggere notizie in merito ad Accelledent, per esempio, ma pochi – forse nessuno – é a conoscenza di quanto suggerito in questo lavoro di Leethanakul pubblicato nel corso di quest’anno sull’autorevole Angle Orthodontist.

Pur essendo lo studio basato sul confronto con un controllo coincidente con il gruppo di studio (tecnica di indagine scientifica dello Split Mouth), quanto riportato nelle conclusioni suona di notevole interesse perché se così fosse si riuscirebbe ad ottenere maggior velocità senza spese importanti o accorgimenti invasivi. Ma cosa é stato provato esattamente?

15 soggetti di 23 anni in media sottoposti ad estrazione dei premolari superiori, sono stati invitati ad utilizzare lo spazzolino elettrico esclusivamente sul lato destro della propria bocca per cicli della durata di 15′ per due volte al giorno e per 2 mesi. Contemporaneamente forze leggere pari a 60 gr venivano applicate sui canini per ottenerne la distalizzazione. Siccome è un dato risaputo che il fluido crevicolare dei denti in corso di movimento ortodontico mostra elevate concentrazioni di  IL-1β, proprio questi valori sono stati ricercati e i risultati risultano piuttosto incoraggianti.  Qui di seguito quanto riportato nell’abstract:

RESULTS: Overall, enhanced IL-1β secretion was observed at the pressure sites of experimental canines compared to control canines (mean, 0.64 ± 0.33 pg/µL vs 0.10 ± 0.11 pg/µL, respectively, P < .001). The accumulative amount of tooth movement was greater for the experimental canine than for the control canine (mean, 2.85 ± 0.17 mm vs 1.77 ± 0.11 mm, respectively, P < .001).

CONCLUSIONS: This study demonstrates that, in combination with light orthodontic force, application of vibratory stimuli using an electric toothbrush enhanced the secretion of IL-1β in GCF and accelerated orthodontic tooth movement.

Volendo trasferire sul piano”praticabilità” questa informazione, potremmo affermare quanto segue:

  1. E’opportuno consigliare ai pazienti l’impiego dello spazzolino elettrico in luogo di quello manuale.
  2. E’indicato consigliare ai pazienti di continuare a tenere lo spazzolino attivo in bocca dopo aver lavato i denti per circa un quarto d’ora e due volte al giorno.
  3. Questo impiego può essere motivato fondatamente indicandone l’opportunità di ottenere una migliore igiene, nonché un più rapido possibile trattamento ortodontico (1).

Gianluigi Fiorillo

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Bibliografia
Vibratory stimulation increases interleukin-1 beta secretion during orthodontic tooth movement. 
Leethanakul C, et al. Angle Orthod. 2016.