RPE: la formula per le attivazioni

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Ci si chiede spesso tra colleghi che protocollo viene utilizzato per l’espansione ortopedica. Ovvero “quante attivazioni fai?” senza contestualizzare la necessità del paziente. Ogni paziente merita la propria quantità di espansione con una frequenza di attivazione utile ad aprire la sutura. Proviamo a immaginare una formula per sapere per quanti giorni effettuare 2 attivazioni dopo quella iniziale effettuata al momento della applicazione:

[(AI-AR) x 5 + 6] / 2

dove AI=ampiezza ideale, AR ampiezza reale(1) e 6 la ipercorrezione

In questo modo si stabilisce il numero di giorni consecutivi nei quali compiere 2 attivazioni senza tenere conto delle iniziali 2/4 realizzate al momento della applicazione e sotto gli occhi del genitore. Tutto questo immaginando che la vite (Leone, le più utilizzate in laboratorio) si apre di circa 1mm ogni 5 attivazioni (0,8mm/90*).

Attivazione iniziale: alla applicazione faremo solo 2 attivazioni fino a 8 anni, 3 tra gli 8 e i 10, 4 dopo i 10. Questo in ragione del differente grado di maturazione della sutura medio-palatina.

  1. Ampiezza misurata utilizzando come reperi i vertici della cuspidi mesio-vestibolari dei sesti superiori.

Inauguriamo il blog

L’Mbteam meritava una estensione web. Il carattere social di questa sharing community per Ortodontisti non poteva non trovare la sua collocazione che all’interno di un blog. L’idea però, é quella di renderlo più che un luogo individuale, un luogo di condivisione dove ci sia spazio per la discussione come avviene su Whatsapp nel gruppo mbteam (meglio bravi tutti), ma anche per suggerimenti vari (link, articoli, dritte commerciali…). Cosi chiunque può rispondere con un commento ai post pubblicati, oppure può inviare un testo breve con immagini che verrà pubblicato.

In realtà, non so se esiste un termine che possa indicare uno spazio web che sia blog e forum insieme. Difficile trovare neologismi credibili tipo blorum o forlog, ma il senso deve essere chiaro. Opportunità per chiarire dubbi, chiedere suggerimenti, ma anche mettere al corrente, suggerire, fornire le dritte professionali, per migliorare la qualità erogata dalla nostra professione.

Gianluigi Fiorillo, MBTeam

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Corsi

Torque in Base e torque in Face: antica questione

Molti di noi, me compreso, c’hanno messo un po’ per capire la differenza e l’importanza di questa caratteristica nel design del bracket. Siccome forse finalmente ne ho capito la valenza clinica, anche se con difficoltà e probabilmente senza successo, cercherò di rispiegarla a me stesso e a chi avesse voglia di leggere queste righe.

Nel torque in base, l’asse orizzontale (Bucco/linguale) dello slot si proietta al centro della base; nel torque in face, lo slot è ritagliato con l’apertura al centro della superficie esterna del bracket e il suo asse non si proietta al centro della base; ma più in alto o più in basso. Il risultato è che i bracket nel loro insieme appaiono sfalsati e che è più difficile individuare le altezze giuste di posizionamento.
Inltre nel bracket con torque in face l’informazione di 3• ordine viene data “a distanza” dalla superficie del dente… E che quindi anche se si è precisi nelle altezze comunque ci si colloca in basso o in alto a seconda del bracket.

Io mi sono capito…

Calendario Incontri MBTeam

See “Corsi” su menu

MBTeam Study Group 2016: date da stabilire.

Applicazione clinica delle miniscrew. G.Fiorillo, A.Eliseo: Roma, 30 gennaio 2016

Corticotomia Ortodonticamente guidata. F. Brugnami: 20 ottobre 2015

Come rendere l’espansione ortopedica anche funzionale. M. Porseo: 23 settembre 2015

MBTeam Study Group. Casi clinici: 17 giugno 2015

MBTeam Puglia: Giornata di ortodonzia prechirurgica. S.Pelo, G.Fiorillo: Maggio 2015

L’apparecchio di Herbst. R.Schiavoni: febbraio 2015

MBTeam Puglia. Se Steve Jobs fosse stato un ortodontista: 17 ottobre 2014

WhatsApp Community

 

Un giorno immaginai di creare una chat permanente tra quelli dell’MBTeam. Lo strumento più congeniale mi sembrò Whatsapp, diventato il canale preferito dai più per scambiarsi messaggi, inviare fotografie, file audio, link e, attraverso i gruppi, organizzare le partite di calcetto o il burraco per signore.

Proprio lo strumento chat di gruppo fu quello scelto per comunicare (mettere insieme) idee, immagini e consigli, con il preciso intendimento di rendere permanente la riunione mensile o bimestrale.

Nel tempo, il gruppo whatsapp MBTeam si è evoluto, ha sviluppato spontaneamente caratteri peculiari che ne rendono unico nel suo genere la modalità. Succede per esempio, che il collega indeciso sul piano di trattamento da impostare condivida i records del paziente (foto intra ed extradorali, rx, cefalometrie e chieda consiglio. Ciò di solito crea dibattito e idee di trattamento che vengono discusse, commentate, obiettate.

Lo strumento è disordinato. Spesso le discussioni si sovrappongono, le battute si alternano ai suggerimenti seri, c’è chi osserva interessato in silenzio, chi si rompe per i continui beep, chi partecipa attivamente scrivendo.

E’ uno strumento. Ha queste caratteristiche. Determina condivisione, spesso molto utile. Per giudicarlo bisogna conoscerlo, non pretendere il rigore del consesso scientifico, l’attenzione al testo o la qualità estrema delle fotografie. Di sicuro servirebbe una netiquette specifica (come al golf) ma ci vuole tempo e imbrigliare potrebbe voler dire inibire la discussione.

Vedremo. Per il momento ci piace

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Surgery First. Cambiare il punto di vista.

Parliamo di Surgery First.

Nell’esercizio della nostra pratica professionale, benché l’ortodonzia sia una disciplina decisamente varia, ogni tanto sentiamo il bisogno di rinnovare gli entusiasmi. Ovvero di percorrere territori inconsueti, di provare nuove strategie di trattamento, di cambiare il punto di vista. Ultimamente l’occasione mi è stata data dalla collaborazione con un noto Chirurgo Maxillo-Facciale, il Prof Sandro Pelo e dalla constatazione che il rapporto che l’ortodontista mette in atto con il paziente destinato alla chirurgia ortognatica é un rapporto particolare. Questo paziente vive generalmente una situazione di disagio socio/psicologico importante perché é un malformato; egli denuncia – come descritto da più parti in letteratura – una OHRQOL (Oral Health Related Quality of Life) decisamente bassa ad inizio trattamento e ancor più bassa durante il periodo della preparazione convenzionale alla chirurgia. In questo periodo infatti, il suo dismorfismo, la sua bruttezza si aggravano in modo eccezionale perché l’ortodontista é impegnato nella decompensazione, termine bruttissimo per indicare l’eliminazione degli adattamenti anatomici che fisiologicamente mascherano il difetto.

E così, se consideriamo la malformazione grave una patologia caratterizzata da sintomi funzionali (spesso poco presenti), sintomi psicologici e sintomi estetici, di fatto mettiamo in atto una terapia che aggrava la gran parte dei sintomi per un periodo di 18 mesi circa. Una contraddizione sostanziale, che non é mitigata dall’idea di “buona intenzione” che il paziente comprende ma sopporta molto male.
Solo in avvicinamento alla chirurgia e alla vista del chirurgo percepito come un “salvatore”, la OHRQOL del paziente inizia a migliorare diventando decisamente buona in tutta la fase post-chirurgica.
Forte di queste considerazioni, ho preso in passato l’abitudine di contribuire il meno possibile all’imbruttimento utilizzando brackets in ceramica (spesso rifiutati dai chirurghi perché considerati fragili), di stabilire protocolli ibridi basati sull’utilizzo di allineatori per la gran parte del trattamento pre e post e di brackets a cavallo della chirurgia e, quando possibile, di richiedere l’anticipazione delle osteotomie anche in presenza di archi non particolarmente rigidi.
Ma la vera svolta per il paziente é un altra. La vera svolta é cambiare la modalità di trattamento introducendo nella nostra pratica professionale il “Surgery First”, la chirurgia prima, procedura praticata davvero poco (Sugawara é uno dei pionieri) che al cospetto di alcuni svantaggi presenta una innumerevole lista di vantaggi che meritano di essere sfruttati.

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Gli svantaggi sono rappresentati dalla difficoltà di programmazione dei movimenti osteotomici e dalla instabilità del contatto occlusale delle arcate posizionate in contatto tripodico che rendono necessario l’uso di uno splint nella fase chirurgica e in quella immediatamente (4/8 settimane) post-chirurgica.
Ma i vantaggi sono molti, al punto di poter considerare questa procedura patient-friendly da una parte, ma anche orthodontist-friendly dall’altra. Innanzitutto il Surgery First cura subito i sintomi psicologici ed estetici del paziente (da questo punto di vista é una terapia vera e propria, e non un trattamento), il paziente modifica in positivo subito le caratteristiche della faccia e immediatamente guadagna in termini di OHRQOL. La terapia ortodontica invece inizia dalla rimozione dello splint chirurgico in poi e si caratterizza per qualche difficoltà iniziale indotta dal ridotto numero di riferimenti occlusali (in vero non molto diversa da una terapia condotta con l’utilizzo di rialzi occlusali posteriori e anteriori), ma anche per una maggiore velocità riferibile ai seguenti fattori:
1. Utilizzo del RAP (regional accelleratory phaenomen) dovuto all'”insulto” osteotomico della Le Fort 1.
2. Movimento dei denti con minori resistenze funzionali (si pensi alla decompensazione dell’incisivo inferiore che in preparazione convenzionale si muove contro un labbro inferiore che ne contrasta il movimento).
3. Movimento dei denti in condizioni di anatomia dentale favorevole.
Secondo una ricerca multicentrica condotta da Flavio Uribe (Progress in Orth, 2015-16:29) un trattamento con modalità Surgery First dura in media 10,6 mesi: davvero poco se paragonato alla lunghezza dei trattamenti convenzionali.
Sostanzialmente ci troviamo di fronte ad una svolta “epocale” nell’approccio terapeutico a queste malformazioni, un nuovo approccio che prende le mosse dal “punto di vista” del paziente, il più importante in assoluto.

puoi trovare il testo integrale dell’articolo su: www.lacompagniaortodontica.it

Gianluigi Fiorillo

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MBT: cambiamo l’origine dell’acronimo…

Ci troviamo di fronte a un quadro così composto: da una parte la filosofia MBT, la madre di tutte le tecniche, la tecnica ortodontica utilizzata dal 40% degli ortodontisti worldwide e dall’altra un gruppo di colleghi che a questa tecnica fa riferimento per la propria pratica professionale. Animato dalla voglia di confronto, di mettere in comune le esperienze, di organizzare e vivere l’aggiornamento, questo gruppo – che si denomina MBTeam – continua a riunirsi da anni. E nel tempo l’aderenza alla tecnica lascia il posto alla volontà di migliorarsi, al comunicare esperienze di vita lavorativa, di conoscenze, di materiali, all’antico adagio del “cosa faresti al mio posto?”. Lo spirito é cambiato. La dizione MBT, acronimo di McLaughlin Bennett Trevisi, diventa di una taglia troppo stretta per rappresentare l’abito giusto. E allora nasce l’idea di modificare l’origine dell’acronimo, compito non facile volendo beneficiare della popolarità dell’originale, quindi mantenerlo. Un po’ come dire che FIAT cambia radici in Forse In America Trotto (nel senso dei maggiori profitti, ovviamente…) senza in effetti sbagliare di molto.

Cosi viene l’idea, ma non la soluzione. Radici in lingua inglese? More Better Treatment (più meglio trattamento)? Si vede che a scuola mi hanno fatto studiare francese, e che anche la traduzione letterale non mi consente di definirmi un accademico della Crusca… Mah. Ancora, Molto Bello Tesoro, Meglio Buone Trattorie, Magari Bevo Tequila… No, non va bene, difficile. O forse non così tanto, a pensarci bene bene…

In fondo lo sharing culturale serve a migliorarsi, a consentire la crescita dei meno esperti (non degli ingenui e dei non volenterosi) e la maturazione di quelli con le spalle forti. Allora ecco l’illuminazione! La semplicità banale di una radice che non tradisce la tecnica di appartenenza e chiarisce gli obiettivi di un gruppo di colleghi che ama riunirsi fisicamente nei meeting periodici e che quotidianamente si incontra in una chatting room di Wathsup:

MBT: Meglio Bravi Tutti!