La due giorni di Trevisi a Roma (F.Pistacchio)

A qualche giorno di distanza dalla venuta di Hugo Trevisi a Roma, vorrei trasferire ai colleghi MBTeamers e non, che sono mancati, quanto in me ha sedimentato della sua relazione.
La due giorni brasiliana organizzata da Gianluigi Fiorillo e Giovanni Lopez in casa 3M è vertita sul protocollo della tecnica SW più diffusa al mondo, dalla storia comune dei tre ideatori sino a contributi personali e più recenti del relatore.


“O mas clinico”, tra un case report e l’altro ha rispolverato i fondamentali del protocollo diagnostico e di impostazione terapeutica, mai cambiati per nessuno dei tre maestri, e troppo spesso da noi sacrificati.
La clinica di Trevisi e dei suoi allievi worldwide si avvale di un software-piattaforma di interscambio dove digitalizzare i casi ma studiarli à l’ancienne e dopo analisi cefalometrica, VTO e space analysis, pianificare il trattamento a partire dalla posizione incisale.
Non è cambiata l’indicazione alla scelta estrattiva- frequente nei casi presentati, forse per input didattico o substrato etnico della pazientela – dettata dal consueto protocollo diagnostico e non influenzata dalla voga self ligation.
Su questo tema, dal primo e più grande utilizzatore degli Smartclip, è roboante la negazione di sostanziali benefici a proposito di claim dogmatici e la predilezione per il controllo del gemellare in determinate situazioni.
Hugo ha sorpreso molti di noi estraendo i quinti in una prima classe con biprotrusione, spiegandoci come scelga questa strategia per lasciare le tracce del tipo facciale, correggendolo con rispetto.
Note di squisita tecnica sono seguite allo sciorinamento della prescrizione e della sua versatilità, più volte descritta nel nostro blog, pur con dei distinguo.
Il posizionamento dei bracket segue la storica tabella, pur senza affidarsi all’asse facciale della corona clinica bensì i margini incisali o la linea congiungente le creste marginali nei latero-posteriori.
La risposta ad una domanda sul montaggio secondo Pitts, pur non citato, è stato un sonoro: “Não o faço”, privilegiando la corretta espressione delle informazioni, con la prossimità al centro della corona, rispetto ad una deroga ai delta di posizionamento funzionale alla macroestetica, peraltro ottenuta nei casi mostrati, belli per i sorrisi ampi, privi di buccal corridors, senza ricorso a forme d’arcata espanse, destabilizzanti secondo chi persevera con le tre archform e successiva customizzazione.
Tornando ai fondamentali, il bend back, lasso se non assente, è strumento di comodo più che di controllo per il nostro, che anzi ammonisce riguardo la rotazione del molare coinvolto, mentre il tie back passivo è più spesso sostituito da un lace back a solidarizzare l’arcata lasciando esprimere la prescrizione sul pieno spessore SS prima di chiudere gli spazi con il tie back attivo. Sono stati mostrati i modi di eseguirlo di ciascuno dei tre autori: Hugo fa partire la legatura dai molari andando a legare all’ arco il premolare intrecciandosi un paio di mm prima e dopo di esso per poi pescare il gancio, posted o crimped.
Nei casi estrattivi privi di affollamento l’exodonzia avviene ad arcate preparate, per partire subito con la chiusura spazi a cresta conservata (scegliamo Tq 0 sui canini!); mentre l’idea dello slicing mesiale e delle estrazioni precoci controllate da lace back in presenza di affolamento restano accettate, un certo diniego (“Não o faço!”) è trasparito sulla tecnica sezionale proposta per l’ estrazione dei quinti dai suoi vecchi sodali.
Il finishing si avvale di archi braided 19×25 su cui inserire pieghe di step, a cui è sovente preferito un rebonding: lo spessore dell’arco garantisce il Torque mentre la manifattura consente i movimenti suggeriti dagli elastici, sino al debonding dell’arcata superiore, messa in contenzione con Hawley (per i primi sei mesi full time!) ed eventuale splintaggio con l’ arcata inferiore ancora affidata al braided, a perfezionare il settling prima della retention con splint intercanino, talora modellato in aus 0,20 con anse a consentire il flossing.
I casi si chiudono con il controllo dei movimenti funzionali di guida canina, raramente di gruppo, e sfioramento dei centrali superiori con i 4 antagonisti in protrusiva, ed eventuale uso di ameloplastica selettiva di eventuali interferenze.
ll corso non ha avuto una sessione sulle miniscrew, tuttavia di uso frequente nei casi mostrati – una differenza solo di strumento della cronaca rispetto alla storia della rigorosa preparazione di ancoraggio MBT, ad affiancare l’uso di mezzi extraorali o intraorali come BTP e AL, e montaggio strategico dei secondi molari.
Secondi molari…molti di noi hanno voluto sentire Trevisi per capire quando è una opzione estrarli, ed hanno trovato la risposta nei casi di posterior crowding con ottavo con morfologia e timing compatibili a un riposizionamento, in prima classe con biprotusione, risolta con un poker di settimi, seconda con estrazione dei superiori e distalizzazione ( monolaterale nella II classe subdivisione), con ausilio di miniscrew + tie back su sliding jig, sino all’estrazione dei settimi inferiori nei casi di terza border-line.
Il confine della indicazione ortognatica di Trevisi è parso rigoroso e poco incline a compromessi, mostrando una casistica combinata variante da un severissimo open bite con collasso della premaxilla sino ad un caso che altri avrebbero preferito compensare, focalizzandosi suI dialogo con il chirurgo per una scelta comune del tipo di intervento e una preparazione funzionale( ad esempio in un open bite scheletrico, la divergenza fra le radici di laterale e canino a consentire una osteotomia).
Muito Obrigado Hugo; mentre è ad MBTeam che diciamo grazie, apprestandoci al prossimo, nostro, evento.

Francesco Pistacchio

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