Perché la sezione aurea è così importante se a ciascuno di noi piacciono le imperfezioni?

Il concetto di bello è molto soggettivo: a ciascuno di noi piacciono facce piene di imperfezioni, caratteristiche in cui la sezione aurea non è necessariamente rappresentata. Gli esempi di bellezza in cui i criteri della golden section non sono presenti sono infatti frequentissimi anche tra i personaggi famosi la cui actrattiveness non è influenzata o lo è solo in parte dalle proporzioni del volto.

Se cosi è perché allora  l’ortodontista deve far riferimento a criteri di bellezza oggettiva per adempiere al meglio al proprio compito? Perché cioè la terapia del paziente in crescita così come quella dell’adulto è guidata dall’estetica del profilo basata sulla sezione aurea? Perché l’allineamento dei denti frontali e il conseguente display del sorriso è considerato armonico se i rapporti anatomici sono quelli graditi a Fibonacci?  In altre parole, se a ciascuno di noi piace non necessariamente ciò che è bello in senso oggettivo, perché è essenziale la ricerca del bello oggettivo?

La soluzione è forse in questa tabella:

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Il criterio del “Non è bello ció che è bello, ma è bello ciò che piace” si applica e in parte solo alla situazione in cui l’uomo comune giudica ed è attratto da un’altra persona (il potenziale partner per esempio) ma mai nelle altre combinazioni possibili.


Ciascuno di noi si piace o non si piace se inconsapevolmente ritrova allo specchio i criteri oggettivi del bello: la capacità di valutare secondo la sezione aurea è in ciascuno di noi geneticamente presente anche se può essere o meno spiccatamente  manifesta. Il giudizio che ne deriverà in merito al trattamento ortodontico è legato alla percezione estetica oggettiva che spesso non riguarda la valutazione funzionale che dovrebbe rappresentare una chiave importante del successo terapeutico. È questo il motivo per cui hanno riscontro e successo i trattamenti ortodontici eseguiti da GP che si improvvisano Ortodontisti, o quelli condotti con obiettivi parziali ( per esempio i “social six” che tollerano inadeguati Over Jet ed Over Bite), o i trattamenti che finiscono con le imprecisioni posteriori non visibili.

Quindi noi siamo tenuti a ricercare l’estetica oggettiva che non necessariamente ci piace (o cercheremmo nel nostro partner) perché chi si sottopone ad un trattamento ortodontico ricerca consapevolmente o inconsapevolmente solo quello, avendolo come genetico e inconsapevole parametro di giudizio.

Nella terza riga della tabella si legge Moltitudine alla voce Giudice: quando a giudicare è la massa il giudizio dominante e diffuso non può che essere quello oggettivo, ed è anche per quest’altro motivo che la ricerca dell’estetica parametrata è obbligatoria.


Per concludere, se a qualcuno di noi è venuto di immaginare che l’estetica non è l’obiettivo fondamentale dei nostri trattamenti perché lo abbiamo considerato meno nobile rispetto agli obiettivi funzionali, o se l’adagio popolare della bellezza che piace ci ha condizionato,   questo qualcuno ha sbagliato. Ripeto, ha sbagliato. Perché l’estetica comanda geneticamente il nostro operato.

Gianluigi Fiorillo

http://it.paperblog.com/la-sezione-aurea-una-traccia-di-dio-1496135/

http://www.cupolegeodetiche.it/sezione_aurea.html

 

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