Viola e la sua esperienza Surgery First

Mi chiamo Viola e ho 20 anni. Sono trascorsi appena tre mesi dal mio intervento maxillo-facciale eseguito con la modalità surgery first per risolvere la mia terza classe scheletrica.
All’età di 15 anni ho cominciato a notare che qualcosa non andava nella mia occlusione dentale perché avevo difficoltà a strappare il cibo con gli incisivi. Mi fu spiegato subito che la malocclusione era risolvibile soltanto con la chirurgia e all’inizio non presi minimamente in considerazione l’opzione. Man mano però capii che vari disagi erano collegati a questa condizione, tra cui la difficoltà a pronunciare bene lettere come la “s” o la “z”. A questi senza dubbio si aggiungeva una componente estetica che spesso mi impediva di sentirmi a mio agio, soprattutto mentre ridevo e mentre parlavo. La coscienza del difetto si trasformò in una preoccupazione costante, anche piuttosto influente dal punto di vista dell’umore e delle relazioni con gli altri.

Così gradualmente mi avvicinai all’idea che la chirurgia maxillo-facciale avrebbe potuto risolvere questi problemi. A 16 anni mi rivolsi per la prima volta a un chirurgo maxillo-facciale che mi spiegò quale sarebbe stata la procedura da seguire in caso avessi voluto iniziare la cura: un anno e mezzo di trattamento ortodontico, intervento e ancora alcuni mesi di apparecchio. In totale ci sarebbero voluti non meno di due anni e mezzo. Fortunatamente non iniziai subito la cura per tre motivi:
-Non ero ancora psicologicamente pronta ad affrontare due anni di ortodonzia fissa e –  soprattutto – non ero disponibile a subire il peggioramento della situazione iniziale.
-Non riuscivo a trovare un chirurgo che collaborasse con l’ortodontista o viceversa (la collaborazione tra le due figure infatti agevola l’iter).
-Mi era stato consigliato di aspettare qualche anno per terminare la crescita.

Nel frattempo collezionavo visite negli ospedali per trovare il posto e le persone giuste. Alla fine è stata la ricerca su Internet a portare i suoi frutti migliori perché mi sono imbattuta nella tecnica surgery first, di cui il Professor Pelo e il Dottor Fiorillo sono pionieri in Italia. La determinazione ad affrontare la chirurgia era arrivata ad un punto tale che sarei stata disposta a iniziare anche la procedura tradizionale (nonostante quell’anno e mezzo di cura ortodontica rappresentasse un ostacolo enorme). Ma con la scoperta della surgery first si è aperto un mondo nuovo, decisamente più sereno. Non solo potevo raggiungere l’obiettivo che mi ero fissata da qualche anno ma potevo anche raggiungerlo subito e saltando la parte più preoccupante.

Come dice il nome stesso prima si affronta la chirurgia e poi si prosegue con la cura ortodontica, il tutto però con tempi accorciati in quanto anche i denti dopo l’operazione tendono a spostarsi con una velocità maggiore che in condizioni normali. Dal punto di vista del paziente si ottengono solo benefici: tempi ridotti e maggiore disponibilità ad affrontare la cura ortodontica dovuta all’autostima del miglioramento estetico immediato. Ciò che cambia sostanzialmente è la programmazione che c’è alla base poiché sia il chirurgo che l’ortodontista devono svolgere un lavoro molto più complicato di studio degli spostamenti. Inoltre è necessario che l’ortodontista crei uno splint per dare una linea guida di come dovrà essere l’occlusione alla fine dell’intervento. Per il momento in Italia non sono in molti a rischiare con questo tipo di procedura e in generale si preferisce rimanere nell’ambito già testato della tecnica convenzionale.

Mi sono affidata totalmente al chirurgo e all’ortodontista. L’intervento è stato impeccabile, non ci sono state complicazioni e la guarigione è stata molto più veloce di quanto pensassi. A meno di un mese dall’intervento sono tornata a frequentare le lezioni all’università, ho ricominciato a fare attività fisica e persino a lavorare. E in soli tre mesi l’ortodontia ha portato già a un buon allineamento dei denti.

Chiaramente i momenti difficili ci sono stati, così come l’impatto fisico e psicologico dell’operazione. Nei giorni successivi all’intervento si prova molto sconforto, che immagino sarebbe amplificato dopo mesi e mesi di apparecchio ortodontico. Ma i risvolti positivi hanno un’incidenza maggiore e se ripercorro l’esperienza affrontata fino ad oggi non posso che ritenermi soddisfatta e fortunata ad aver incontrato le persone giuste. Mi auguro perciò che anche altri nella mia stessa situazione avranno la possibilità di risolvere il problema attraverso la surgery first, che per me è stata un vero e proprio deus ex machina.

Viola Persichini

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