I canini inclusi e la pre-Ortodonzia secondo Kokich (di Daniele Raviglia)

 

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“Felice il paese, che non ha bisogno di eroi!”; così scriveva Bertolt Brecht in una delle sue opere maggiori: “Vita di Galileo”.

Cosa c’entra tutto ciò con l’ortodonzia? Ebbene ci sono persone (io li chiamerei eroi) che possono essere definite illuminate, geniali finanche folli per qualcuno, che si distinguono – dall’arte alla scienza – per aver contribuito a spostare in avanti il sapere comune, per aver saputo proiettare in un futuro lontano le conoscenze attuali. Facendolo con grazia, gentilezza, semplicità e umiltà.
L’ortodonzia ne ha conosciuto qualcuno: uno di queste persone é stato senza dubbio Vincent Kokich.
Poco “pubblicizzato” dalle grandi firme ortodontiche, già negli anni ’90 pubblicava articoli diventati presto pietre miliari dell’ortodonzia, si parlava di estetica del viso e del sorriso qundo la maggior parte del mondo ortodontico convenzionale tracciava le linee guide di questa o di quella cefalometria; il tutto senza mai mancare di rispetto a nessuno e senza mai fare riferimenti negativi a filosofie o accademie.
Ho letto pressochè tutto sulla sua pagina internet, perchè ciò che pubblicava era “aperto” a tutti e non gelosamente custodito dietro una password a pagamento.
Tra i tanti articoli e libri , oggi vorrei portare all’attenzione una tecnica da lui codificata per l’approccio ai canini inclusi (1), oggi guarda caso riproposta da uno dei personaggi social più in vista: Chris Chang.
Si tratta di un approccio chirurgico in fase di pre-ortodonzia per la gestione dei canini inclusi palatali, che consiste nell’esporre chirurgicamente il canino, applicare un bottone (e fin qui nulla di nuovo), mettere uno spessore di composito sulla superficie esposta e lasciare che il canino erompa in maniera spontanea. Tutto ciò evitando complesse soluzioni biomeccaniche (cantilever, ancoraggio) e lasciando un’eccellente stato parodontale al termine del trattamento. In altre parole, Kokich preferiva l’opercolo perché oltre a consentire la visualizzione immediata del canino, ne favorisce il movimento spontaneo, senza trazioni, di disinclusione, probabilmente indotto dalla pressione negativa degli atti deglutori e, più in generale, dai movimenti linguali.
Ho allegato due casi in progress:

Federica: si presenta in visita iniziale con una quanto meno dubbia 4×2 ed assenza dei canini in arcata. La cone beam da me prescritta rivela un preoccupante grado di riassorbimento radicolare a carico di 1.1 e 2.1 e in parte 1.2 e 2.2.
Informati i genitori del quadro clinico, decido di non bandare inizialmente gli elementi interessati dal riassorbimento e di provvedere all’uso di sezionali e tecnica di pre-ortodonzia chirurgica.
Attualmente il caso, con i canini erotti in maniera spontanea si presenta (riassorbimento a parte) di comune gestione.

Davide: dopo fase iniziale con RPE ed estrazione di 6.3 , la situazione del 2.3 migliora solo leggermente. Decido di ricorrere alla pre-ortodonzia chirurgica; attualmente il caso è in fase finale.

Parafrasando Brecht si potrebbe dire …”Beata l’ortodonzia che ha bisogno di eroi!”

Daniele Raviglia

  1. Preorthodontic Uncovering and Autonomous Eruption of Palatally Impacted Maxillary Canines. Vincent G. Kokich. Seminars in Orthodontics Vol 16 N.3 September 2010
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