Surgery First. Cambiare il punto di vista.

Parliamo di Surgery First.

Nell’esercizio della nostra pratica professionale, benché l’ortodonzia sia una disciplina decisamente varia, ogni tanto sentiamo il bisogno di rinnovare gli entusiasmi. Ovvero di percorrere territori inconsueti, di provare nuove strategie di trattamento, di cambiare il punto di vista. Ultimamente l’occasione mi è stata data dalla collaborazione con un noto Chirurgo Maxillo-Facciale, il Prof Sandro Pelo e dalla constatazione che il rapporto che l’ortodontista mette in atto con il paziente destinato alla chirurgia ortognatica é un rapporto particolare. Questo paziente vive generalmente una situazione di disagio socio/psicologico importante perché é un malformato; egli denuncia – come descritto da più parti in letteratura – una OHRQOL (Oral Health Related Quality of Life) decisamente bassa ad inizio trattamento e ancor più bassa durante il periodo della preparazione convenzionale alla chirurgia. In questo periodo infatti, il suo dismorfismo, la sua bruttezza si aggravano in modo eccezionale perché l’ortodontista é impegnato nella decompensazione, termine bruttissimo per indicare l’eliminazione degli adattamenti anatomici che fisiologicamente mascherano il difetto.

E così, se consideriamo la malformazione grave una patologia caratterizzata da sintomi funzionali (spesso poco presenti), sintomi psicologici e sintomi estetici, di fatto mettiamo in atto una terapia che aggrava la gran parte dei sintomi per un periodo di 18 mesi circa. Una contraddizione sostanziale, che non é mitigata dall’idea di “buona intenzione” che il paziente comprende ma sopporta molto male.
Solo in avvicinamento alla chirurgia e alla vista del chirurgo percepito come un “salvatore”, la OHRQOL del paziente inizia a migliorare diventando decisamente buona in tutta la fase post-chirurgica.
Forte di queste considerazioni, ho preso in passato l’abitudine di contribuire il meno possibile all’imbruttimento utilizzando brackets in ceramica (spesso rifiutati dai chirurghi perché considerati fragili), di stabilire protocolli ibridi basati sull’utilizzo di allineatori per la gran parte del trattamento pre e post e di brackets a cavallo della chirurgia e, quando possibile, di richiedere l’anticipazione delle osteotomie anche in presenza di archi non particolarmente rigidi.
Ma la vera svolta per il paziente é un altra. La vera svolta é cambiare la modalità di trattamento introducendo nella nostra pratica professionale il “Surgery First”, la chirurgia prima, procedura praticata davvero poco (Sugawara é uno dei pionieri) che al cospetto di alcuni svantaggi presenta una innumerevole lista di vantaggi che meritano di essere sfruttati.

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Gli svantaggi sono rappresentati dalla difficoltà di programmazione dei movimenti osteotomici e dalla instabilità del contatto occlusale delle arcate posizionate in contatto tripodico che rendono necessario l’uso di uno splint nella fase chirurgica e in quella immediatamente (4/8 settimane) post-chirurgica.
Ma i vantaggi sono molti, al punto di poter considerare questa procedura patient-friendly da una parte, ma anche orthodontist-friendly dall’altra. Innanzitutto il Surgery First cura subito i sintomi psicologici ed estetici del paziente (da questo punto di vista é una terapia vera e propria, e non un trattamento), il paziente modifica in positivo subito le caratteristiche della faccia e immediatamente guadagna in termini di OHRQOL. La terapia ortodontica invece inizia dalla rimozione dello splint chirurgico in poi e si caratterizza per qualche difficoltà iniziale indotta dal ridotto numero di riferimenti occlusali (in vero non molto diversa da una terapia condotta con l’utilizzo di rialzi occlusali posteriori e anteriori), ma anche per una maggiore velocità riferibile ai seguenti fattori:
1. Utilizzo del RAP (regional accelleratory phaenomen) dovuto all'”insulto” osteotomico della Le Fort 1.
2. Movimento dei denti con minori resistenze funzionali (si pensi alla decompensazione dell’incisivo inferiore che in preparazione convenzionale si muove contro un labbro inferiore che ne contrasta il movimento).
3. Movimento dei denti in condizioni di anatomia dentale favorevole.
Secondo una ricerca multicentrica condotta da Flavio Uribe (Progress in Orth, 2015-16:29) un trattamento con modalità Surgery First dura in media 10,6 mesi: davvero poco se paragonato alla lunghezza dei trattamenti convenzionali.
Sostanzialmente ci troviamo di fronte ad una svolta “epocale” nell’approccio terapeutico a queste malformazioni, un nuovo approccio che prende le mosse dal “punto di vista” del paziente, il più importante in assoluto.

puoi trovare il testo integrale dell’articolo su: www.lacompagniaortodontica.it

Gianluigi Fiorillo

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